THE LIBERTINES LIVE IN BRUSSELS

(photo credits per l'immagine di copertina: Damon De Backer)

Dopo qualche mese, siamo tornati a sentire i Libs dal vivo: la compagine di Libertines Italia, infatti, si è concessa un bel weekend a Brussels per assistere ai due concerti nella capitale belga.
E, come sempre (ma dobbiamo dire anche più di altre volte), ne è valsa la pena.

Iniziamo anzitutto col dire che l’Ancienne Belgique è una location splendida, dall’acustica perfetta, intima al punto giusto e dall’organizzazione perfetta (Italia, ma anche Londra: prendere nota, grazie). Tutto questo ha fornito un’ottima base ai due concerti, soprattutto a quello di venerdì sera.

I nostri sono arrivati sul palco, entrambe, le sere con un quarto d’ora accademico di ritardo, dopo gli opening act di Amyjo Doh & The Spangles e dei Reverend and The Makers, due performance piacevoli che hanno ben intrattenuto il pubblico prima del concerto, tra ritmi rock’n’roll e ritornelli orecchiabili.
Intorno alle 21 di entrambe le sere, quindi, le note di “Barbarians” hanno riempito l’Ancienne Belgique, dando via a due serate di musica ed energia.
La scaletta – standard, come quella del tour nelle arene, e differente tra le due sere solo per l’aggiunta di “The Seven Deadly Sins” e “The Ha Ha Wall” nella seconda data – ha dato il consueto ampio spazio al terzo album, “Anthems For Doomed Youth“, con la solita carrellata sugli immancabili, da “Time for Heroes“, a “What Katie Did“, “What a Waster“, “Can’t Stand Me Now“, “The Delaney“, “Death On The Stairs” e il finalone di “Don’t Look Back Into The Sun“. Se dobbiamo fare un appunto, peccato per l’assenza di “I Get Along” e per l’inserimento di “The Man Who Would Be King” al posto di “Tell the King“: Peter, entrambe le sere, si è scordato le parole delle strofe, facendo perdere al pezzo d’intensità (una delle due volte, a onor del vero, è stato distratto dai lanci di bicchieri sul palco da parte di un pubblico esagitato e caldissimo).
Una nota più che positiva, invece, la merita “Heart of The Matter“, eseguita alla perfezione: voci piene e pulite sul ritmo incalzante di uno dei migliori pezzi dell’album, accolto in maniera corale ed intensa dal pubblico dell’AB.

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In entrambi gli show, i Libertines hanno suonato e cantato bene, trasmesso energia ed emozioni, unito centinaia di persone in un’esperienza collettiva: certo, sono mancati episodi di “meraviglioso disordine” come quelli di Amsterdam, tutto è stato più metodico, ma l’intensità c’è stata, soprattutto nel concerto di venerdì sera. Nell’assistere al live da una bellissima posizione laterale e rialzata, abbiamo avuto modo di vedere la band meglio di quanto avessimo mai fatto: da vicino, con una visuale pulita, con un’emozione ancora più viva. E possiamo dire di aver visto entrambi i frontmen (un carichissimo Carl e un collaborativo e sereno Peter) prendersi il giusto spazio, guardarsi in maniera mirata con poche ma profondissime occhiate d’intesa, e suonare in modo impeccabile nuovi e vecchi successi. Certo, ci mancano gli abbracci pazzi, le follie, i picchi di intensità degli anni passati, ma è giusto sottolineare come questo nuovo tour stia svelando un nuovo volto della band, più maturo e consapevole nel regalare uno show al tempo stesso potente ed accurato ai propri, appassionatissimi, fan.

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Per quanto ci riguarda, insomma, due date nettamente superiori a quella all’O2 di Londra di fine gennaio, anche se non paragonabili all’incredibile show della scorsa estate al Fabrique di Milano.
Noi si replica tra qualche settimana a Vienna: nel frattempo, il nostro consiglio spassionato è quello di continuare a godervi il ritorno di questa strana, sincera, meravigliosa band.

#albionsailsoncourse

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Setlist - (con aggiunta di “The Seven Deadly Sins” e “The Ha Ha Wall” nel concerto del 5 marzo)