I LIBERTINES A T IN THE PARK: L’INTERVISTA PER BBC RADIO 1

T In The Park non ha soltanto visto i Libertines protagonisti di un live intensissimo e curato, ma è stata anche l’occasione per alcune belle interviste, ricche di impressioni, sensazioni e… risposte “da Libertines”. Qui di seguito vi proponiamo la traduzione di quella rilasciata a Phil Taggart per il Bedtime Mix di BBC Radio 1, di cui, scorrendo in fondo, troverete anche l’audio (già prontamente condiviso sulla nostra adorata pagina Facebook).

Certi che ci perdonerete qualche imprecisione, buona lettura!

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Ciao ragazzi, come state? Allora, siamo qui a T in The Park e state per suonare sul Main Stage ed è un bellissimo avervi di nuovo qui da protagonisti… sono passati 11 anni dal vostro ultimo album… siete pronti a salpare di nuovo sulle acque di Albion?

Peter: “E’ curioso che tu ci faccia proprio questa domanda, perché una delle canzoni del nuovo album contiene un verso che dice proprio “it’s supposed to be a blank sailing” [ndr: il “blank sailing” nel linguaggio nautico è un mancato approdo in un porto, dovuto ad un cambiamento di rotta… non siamo sicuri di aver colto esattamente le parole dette da Peter, quindi, nel caso, chiediamo venia]

Sicuramente ve lo avranno già chiesto in molti, ma ve lo chiedo da fan, oltre che da giornalista… come ci sente a tornare, dopo undici anni? Vi sentite come in una reunion o cosa?

John: “Ovviamente, sai, in tutte le band ci sono problemi e…”

Peter: “Sì, dai John, dicci… come ci si sente?!”

John: “Alla grande, fantastico!”

Peter: “Ci sentiamo benedetti, benedetti…”

John: “E’ veramente come un sogno”

Carl: “Sì è grandioso, prendiamo ogni giorno come viene… e ci stiamo abituando all’idea di suonare ancora insieme per lo stesso tipo di progetto, cercando di non guardare più ai problemi passati, o almeno con occhi diversi…”

Peter: “Sì, è come guardare all’orizzonte, non sapere se entrerai in una tempesta o se invece approderai su un’isola meravigliosa, e alla fine della giornata puoi ritrovarti ad essere depresso e deluso, oppure entusiasta, camminando a metri da terra”

Voi siete sempre gli stessi, ma siete anche un po’ più vecchi… che effetto vi fa tornare a suonare quelle canzoni? Vi sentite esattamente uguali o è cambiato qualcosa?

Peter: “E’ completamente diverso, perché stiamo suonando insieme in un modo del tutto differente da come avevamo sempre fatto… prima era tutto più frettoloso, non ci stavamo molto a pensare…. Ora invece facciamo molte più prove, soundcheck e così via… insomma, cerchiamo di creare uno show per bene, dove la musica sia il punto centrale…. Perché è di questo che si deve trattare, mentre in passato abbiamo lasciato che altre cose si mettessero in mezzo… ma le persone amano la nostra musica, non queste altre cose… E’ stata veramente una rivelazione, sai? Capire di essere una band… siamo benedetti, veramente fortunati devo dire”

Cosa vi sentite di dover mostrare? Come autori, come band… vi sentite di dover dimostrare qualcosa con questo ritorno?

Gary: “Mmh, no non credo…”

Carl: “Sì e no…”

John: “Secondo me siamo sempre stati la miglior band che potessimo essere…”

Peter: “Sì, ma non per nessuno altro oltre che per noi stessi a dire il vero…”

[Mashup acustico di “Ride into the sun” dei Velvet Underground e “Don’t Look Back Into The Sun”, per l’occasione rivisitata da Peter in “Don’t look back into the sun, now you know you’re on Radio One”… estro poetico, che ci volete fare]

Quando penso ai Libertines, penso alla quintessenza della band inglese, per le referenze musicali, letterarie e poetiche, per l’iconografia… questo sarà percepibile anche nel nuovo album, nonostante influenze diverse come quelle thailandesi presenti anche in “Gunga Din”?

Carl: “Sì, perché veniamo sempre dallo stesso posto, scriviamo con lo stesso tipo di ispirazione”

Peter: “Sì perché tutti proveniamo da specifici background “britannici”, anche se ognuno a modo suo… Gary, Carl, John, io… che sia Birmingham, Coventry, Liverpool, Kentish Town… tutti abbiamo lo stesso orgoglio,  unito a una sorta di confusione e rabbia nei confronti del posto da cui veniamo… è una sensazione amara, esattamente come quella che si sente a non essere famosi… l’amare la musica, il voler che la gente ami la tua musica… sì di questo siamo fieri”

Vi viene naturale, vi sentite bene a suonare secret show come quello di Glastonbury, dove siete arrivati addirittura in elicottero, e poi ora T in The Park… insomma, a suonare per questi grandi festival in tutto il mondo?

Carl: “Non direi che ci viene naturale, ma più che ci sembra un sogno… I primi festival che mi ricordo, quelli sì mi erano più facili da razionalizzare, per capire cosa stava succedendo…  ma questa volta è assolutamente irrazionale”

Ultima domanda: di questi tempi, fra dieci anni… i Libertines staranno per fare un nuovo album? Staranno ancora suonando in giro?

Carl: “Se saremo ancora vivi, mi viene difficile pensare che non lo staremo facendo…”

Peter: “Perché non ci chiedi cosa staremo facendo tra un anno?”

John: “Oh anche settimana prossima dai…”

Peter: “Io ti dico che tra un anno mi piacerebbe iniziare a lavorare ad un nuovo album, ecco”

Chiudiamo riprendendo alcune parole della già citata “Ride Into The Sun”, che ci paiono particolarmente adatte per riassumere questa intervista e questo momento…

Looking for a better world, looking for another chance to ride into the sun”

(la foto di copertina è tratta dall’intervista realizzata subito dopo lo show del T in The Park con lo staff del festival)